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MESSINA

La porta di accesso per la Sicilia. Località capoluogo di provincia.

 

Capoluogo della provincia, sulla costa nord-orientale, davanti allo stretto di Messina, tra la Sicilia e la Calabria. Economia: agricoltura (agrumi), industrie alimentari, di arredamenti, chimiche, edili, metalmeccaniche, navali, plastiche, trasporti e varie. Il suo antico nome è Zancle, in greco falce, ricorda la sua particolare forma falcata che ne fece sin dall’antichità un sicuro approdo naturale.

In età pre-greca fu abitata da popolazioni autoctone, forse Siculi. Nell’VIII sec. a.C., Ioni e Calcidesi fondarono il primo nucleo urbano tra la penisola di San Raineri e la zona del porto. La città cominciò a crescere, favorita dai commerci e dai traffici portuali. Dal V sec. a.C., travagliata da lotte intestine, conoscerà alterne vicende. Popolazioni messeniche cambiano il suo nome in Messina. Dopo un periodo di dominio cartaginese (426 a.C.), la città riusci a ritornare libera e ad allearsi con Siracusa, ma, ripresa dai Cartaginesi, fu distrutta da Imilcone nel 396 a.C. La nuova città, riedificata in età ellenistica da Dionigi di Siracusa, ricadde ancora sotto i Cartaginesi dai quali la liberò Timoleonte. Nel 289 la città fu occupata da un gruppo di mercenari campani cacciati da Siracusa, i Mamertini. Passata ai Romani nel 263 a.C., Messina divenne città federata. Fino alla caduta dell’lmpero romano d’Occidente (476 d.C.), si mantenne ricca e vitale. Dopo l’oscurità delle invasioni barbariche, ritornò a splendere in età bizantina, quando furono ravvivate le attività commerciali legate al porto. Nell’843, cedette all’invasione musulmana e gli abitanti si rifugiarono in massa a Rometta, cercando di resistere. Capitolarono soltanto nel 965 e, ritornati in città, ne riorganizzarono la struttura urbana e la vita sociale ed economica. Con l’età normanna, Messina divenne uno dei centri maggiori della Sicilia.

Fu costruito il palazzo reale, attivato l’arsenale e potenziata la fortificazione con mura lungo tutta la costa. Il fervore costruttivo continuò nella successiva età sveva, con una nuova pianificazione urbanistica e nuovo sviluppo verso nord. Dopo l’età angioina e la guerra del Vespro, nella quale Messina ebbe parte attiva, un nuovo ordine socio-economico e urbanistico verrà imposto da Federico d’Aragona. Nel 300 e nel 400 cominciò a formarsi una nuova classe borghese imprenditoriale, dedita particolarmente al commercio della seta, delle pelli e della lana. Nel 400, e più ancora nel 500, al notevole sviluppo economico si uni l’apertura di nuove strade e piazze e la sistemazione dei nuovi quartieri di espansione. La rivolta antispagnola del 1674-78, violentemente stroncata, cancellò l’idea di fare di Messina la capitale del viceregno di Sicilia. La repressione della rivolta, l’esilio di molte famiglie, il peso di nuove tasse e ripetute epidemie causarono l’impoverimento della città. Il terremoto del 1783 fece il resto. La ricostruzione fu molto lenta anche a causa dei continui rivolgimenti politici e cambiamenti di regime. Nell’800, Messina era una città in decadenza. L’arrivo dell’ unità d’Italia, con l’evidente divario tra nord e sud, rese la situazione più grave. Il segnale di una rinascita, almeno delle attività portuali, si avrà con l’istituzione del servizio di traghetti per la Calabria.

Il 28 dicembre del 1908 un nuovo violento terremoto distrusse quasi completamente Messina, causando circa 60 mila vittime. Il programma di ricostruzione, lungo e laborioso, volle riconfigurare l’immagine della città con una moderna pianta a griglia, salvaguardando e restaurando le testimonianze architettoniche e artistiche che avevano resistito al sisma e, soprattutto, badando all’antisismicità dei nuovi edifici. Tra gli anni ’30 e ’50 sorsero i palazzi sulla cortina del porto che si proponevano quali nuclei individuali e segno delle vivaci tendenze artistiche e architettoniche di quegli anni. L’espansione degli ultimi anni, caotica e priva di logica urbanistica, ha interessato soprattutto le aree meridionali e settentrionali, dando origine ad ampie zone periferiche.

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PERCORSO TURISTICO

Giungendo a Messina dallo Stretto si vede, quasi al centro della penisola di San Rainieri, la lanterna o torre di San Rainieri, di G. Angelo da Montorsoli (1555), e, continuando, si incontra un’altra opera difensiva: il forte di San Salvatore, progettato da Antonio Ferramolino nel 500. Dalla stazione, entrati nella via I Settembre (tracciata nel sec. XVI), all’incrocio con via U. Bassi è il palazzo della Banca d’Italia (1924). Il vicino edificio della Dogana, costruito dopo il terremoto del 1908, conserva alcune strutture originali e alcuni motivi in stile liberty. Tra via I Settembre e via Garibaldi, asse principale della città, caratterizzato da un’edilizia dei primi del ‘900, si trova la chiesa di Santa Maria degli Alemanni, d’età sveva, forse degli inizi del XIII sec. Appartenne all’Ordine dei cavalieri di Gerusalemme. Gravi danni furono causati alla chiesa dai terremoti del 1783 e del 1908. Soltanto in questo secondo dopoguerra furono avviati i lavori di restauro. I caratteri stilistici della chiesa denunciano un’attenzione verso modelli gotici da parte di architetti venuti forse dal nord, al seguito degli ordini religiosi. L’interno ha pianta basilicale a 3 navate e 3 absidi. Delle parti scultoree, rimangono alcuni elementi e i due portali (quello laterale quasi del tutto integro). Voltando per via Sant’Elia, si arriva all’omonima chiesa, edificata verso la fine del Seicento. Gli stucchi e gli affreschi dell’interno, danneggiati dalle calamità naturali, mostrano chiari i segni dei restauri. Ritornati in via Garibaldi, si incontra la chiesa di Santa Caterina di Valverde che all’interno conserva alcuni elementi scultorei del Sei e del Settecento. Il crocifisso sull’altare maggiore (sec. XVIII) è attribuito a Santi Siracusa. Salendo dal viale San Martino fino all’incrocio con la via Maddalena per raggiungere via Cesare Battisti, di fronte al largo Avignone, è possibile vedere una parte dell’area della necropoli (V-ll sec. a.C.) su cui fu edificata questa zona della città. Si continua sulla via Cesare Battisti e, attraversando piazza Padre Francia, via A. Martino, piazza Lo Sardo e via Santa Marta, si giunge alla chiesa di San Paolino. Edificata agli inizi del 600, costituisce l’unico esempio quasi integro dell’architettura di quest’età. La decorazione interna è arricchita da stucchi e affreschi del 700. Tra piazza Carducci e piazza Maurolico, si arriva al Palazzo di Giustizia, edificato nel 1928 su progetto di Marcello Piacentini. La facciata principale dà su piazza Maurolico, dove prospetta anche l’Università di Messina che vanta una lunga e illustre tradizione. Fondata nel 1548, fu soppressa nel 1679 dagli Spagnoli e ricostituita nel 1838. Imboccando la via G. Venezian, si giunge in piazza del Duomo. L’impianto originario risale alI’età normanna, agli ultimi anni del regno di Ruggero II.

Il terremoto del 1908 lo distrusse quasi totalmente. Fu ricostruito tra il 1919 e il 1929 per opera di Francesco Valenti e poi fu ancora danneggiato dai bombardamenti dell’ultima guerra, sicchè oggi si presenta profondamente riconfigurato nella struttura, con qualche elemento originario. Alla sinistra del Duomo si innalza l’alta mole del campanile, un’opera stupefacente, progettata negli anni ’30 dall’architetto Francesco Valenti e contenente uno straordinario congegno meccanico ad orologio. Nella parte alta della torre, entro un quadrante, sono indicate le ore. Negli ordini inferiori si susseguono suggestive composizioni e figure semoventi, che sono tutto uno spettacolo quando rintocca il mezzogiorno. Entriamo nel Duomo. L’interno ha schema longitudinale con tre lunghe navate divise da 28 colonne. Totalmente riconfigurato, presenta alcuni elementi decorativi aggiunti nel corso dei secoli. In corrispondenza della navata destra si apre la scala che porta alla Cripta. Della grande mostra marmorea denominata “Apostolato”, che correva lungo le pareti laterali della chiesa, rimane la statua di san Giovanni Battista, attribuita ad Antonello Gagini. Il grandioso organo del transetto è opera moderna (1948). Gli elementi scultorei e decorativi del presbiterio sono totalmente ricostruiti sugli originali distrutti: il baldacchino del Quagliata del 1628, l’altare maggiore, il coro ligneo di Giorgio Veneziano. I mosaici absidali sono anch’essi rifatti. Vicino al Duomo, è da ammirare la Fontana di Orione, opera di Giovanni Angelo Montorsoli (15471551). Nella vasca inferiore sono figure rappresentanti i fiumi Tevere, Nilo, Ebro e Camaro, attorniati da putti, conchiglie e vari altri elementi decorativi. Il fusto è composto da figure di donne e di tritoni. In alto vi è Orione con delfini e putti.

Svoltando per via San Giacomo si incontra il palazzo Calapaj, interessante esempio dell’architettura messinese del sec. XVIII. Nella vicina piazzetta dei Catalani si erge il monumento a Don Giovanni d’Austria, edificato nel 1572-73 in occasione della sua venuta a Messina, dopo la vittoria di Lèpanto (1570). La statua in bronzo, opera dello scultore Andrea Calamecca, reca sul piedistallo alcune iscrizioni commemorative e momenti della battaglia di Lepanto. Ritornati in piazza Duomo, si attraversa il corso Cavour per giungere alla via XXIV Maggio, uno degli assi viari più antichi della città, con emergenze architettoniche di grande interesse, malgrado l’assetto sia stato sconvolto dalle distruzioni e dai terremoti. Tra questa via e piazza Crisafulli, si erge il Monte di Pietà, uno dei monumenti più belli della Messina barocca. L’ingresso immette in una corte (al centro vi è una fontana), e la corte dà in un atrio con una scenografica scalinata a due rampe che porta alla chiesa della Pietà, di cui è rimasto soltanto il prospetto. Sia la chiesa che la scalinata sono opera di Placido Campolo e Antonio Basile (sec. XVIII). Procedendo sulla via XXIV Maggio, si giunge al Santuario di Montevergine. Tanto la chiesa che il monastero furono fondati tra il ‘500 il ‘600. Il monastero (sec. XVII). La chiesa è dedicata alla Beata Eustochia di cui all’interno si conservano le spoglie. Sul corso Cavour si raggiunge il Teatro Vittorio Emanuele, edificato nel 1852 su progetto di Pietro Valente; danneggiato dal terremoto del 1908 e restaurato. Da piazza San Vincenzo si possono osservare i resti dei bastioni cinquecenteschi appartenenti alle mura della città. Nella parte terminale del viale della Libertà si trova il Museo Regionale, istituito nel 1914, utilizzando le collezioni del Museo civico peloritano e accogliendo pezzi provenienti da chiese e palazzi distrutti. Conserva opere di straordinario valore storico e artistico, comprese tra il Xlll e il XVIII sec.

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COME RAGGIUNGERE MESSINA

Treno: La stazione FS di Messina costituisce punto obbligato di fermata per tutti i treni provenienti da altre località italiane che approdano in Sicilia.

Da Palermo: linea Palermo-Messina. Da Catania: linea Catania-Messina.

Auto: Messina costituisce il primo punto d’approdo per il transito veicolare proveniente dalle altre località italiane.

Da Palermo: autostrada A19 direzione Messina. Da Catania: autostrada A18 direzione Messina.

Aereo: aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria e aliscafi-navetta per Messina.

Aeroporto di Catania Fontanarossa e autobus di linea Etna Trasporti da Catania a Messina via autostrada.

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I MONTI SOPRA MESSINA

La catena montuosa dei Peloritani sovrasta Messina e ne influenza la proiezione verso la Calabria, perchè‚ protegge la città e la separa dal resto della Sicilia. Ad occidente è delimitata dalla pianura di Novara di Sicilia, da dove iniziano i Nebrodi, a Mezzogiorno il fiume Alcantara si pone tra essa e le prime pendici dell’Etna. I Peloritani derivano il loro nome da Capo Peloro e geologicamente sono la continuazione dell’Appennino Calabro. Solcati da numerose fiumare, che ne erodono profondamente iI terreno presentano vette di notevole altezza. Monte Polverello (1279 m.) e Dinnammare (1124 m.) sono in prossimità di Messina e da essi il pendio degrada verso la città consentendo la presenza di molti casali. All’interno si innalzano il pizzo di Vernà (1287 m.), il monte Paiano (1023 m.), il monte Cavallo (1216 m.), il pizzo della Croce (1214 m.) e Portella Mandrazzi (1125 m.). I Peloritani sopra Messina sono connotati da fitta agricoltura e da vegetazione spontanea.

Una volta coperti da folti boschi, in gran parte distrutti per le necessità di legname dell’arsenale messinese, sono oggi contraddistinti, in alcune zone da una intensa macchia mediterranea, ricca di pregiate piante spontanee. Sono tuttora meta di uccelli migratori, tra cui i falchi pellegrini, gli sparvieri, le poiane, i nibbi e i falchi pecchiaioli. Da sempre in intenso rapporto con Messina, presentano numerose vie di attraversamento.

Di notevole interesse è il santuario di Dinnammare, da dove si dominano il mar Tirreno con le isole eolie, e lo Jonio con lo sfondo della Calabria. La catena montuosa presenta talvolta brevi pianori, sedi di antichissimi insediamenti, come a Monte Scuderi. Meta di frequenti gite estive dei messinesi alla ricerca di un po’di frescura, al quadrivio di Portella di S. Rizzo (m. 465) si trova una caserma del Corpo Forestale che ha attrezzato in modo essenziale alcune radure per facilitare la sosta dei turisti. Fra i molti casali che a nord e a sud circondano Messina e che conservano importanti tesori d’arte, si possono ricordare Salice (m. 236), con chiese e pitture dei secc. XV-XVIII, Castanea delle Furie (m. 382), dove la Chiesa madre del XVI sec. racchiude pitture e sculture di alta qualità, Gesso (m. 265), la cui Chiesa madre, del Seicento, conserva la statua marmorea della Madonna del Soccorso, attribuita al Montorsoli, Calvaruso, dove sorge un importante santuario francescano dedicato all’Ecce Homo con una splendida scultura lignea del Cristo sofferente del 1634 circa, opera di frate Umile da Petralia. Il Santuario è meta, il Lunedì di Pasqua, di intenso pellegrinaggio, condotto sino a poco tempo fa dai devoti su pittoreschi carretti. A Saponara (m. 160) si svolge, il martedì grasso, una storica sfilata carnevalesca: il Corteo dell’Orso e della Corte Principesca, che ricorda la cattura della pericolosa fiera, nel sec. XVIII, ad opera del Signore del luogo. La Chiesa madre di Bordonaro (m. 187), di recente costruzione, conserva, fra l’altro, una statua marmorea della Madonna delle Grazie di Antonello Gagini (1498); Cumia Inferiore (m. 264) è arricchita dalla cinquecentesca chiesa di S. Marina.

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MANIFESTAZIONI

Fiera Campionaria Internazionale (1 – 15 agosto).

Sfilata dei giganti Mata e Grifone (13 e 14 agosto).

Processione della “Vara “(agosto).

 

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