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AGRIGENTO

Città sede di un importante sito archeologico nella Valle dei Templi

Capoluogo di provincia, a. m 230 s.l.m. , a 3 km dal mare.

Economia: agricoltura, industrie (alimentari, chimiche, grafiche, metalmeccaniche, plastiche, varie), terziario, turismo. La conoscenza di Agrigento, che è tra le più interessanti città siciliane, richiede una o due giornate, se non di più, da ripartire nella visita al complesso archeologico e ai monumenti della città moderna. Virgilio, nel III libro dell’Eneide immagina che Enea, veleggiante lungo le coste meridionali dell’isola, l’abbia vista svettare superba sulle alture. La città antica (Akragas per i Greci, ma Agrigentum per i Romani), occupava, in posizione panoramica stupenda, un altopiano dominato a nord da due colline che costituirono l’Acropoli (la Rupe Atenea e quella adiacente detta Colle di Girgenti) e chiuso, a sud, dalla Collina dei Templi. Su di essa, sono i resti di ben 7 dei 10 templi e più che ci rimangono di questo glorioso centro della grecità di Sicilia.

Felici circostanze di tempi e di luogo permisero alla città una crescita di eccezionale valore e ben presto essa si presentò, anche ai frequentatori stranieri, in una luce di magnificenza. Sull’alto della Rupe Atenea aveva preso posto un Santuario di Zeus Atabyrios e di Athena Polias, divinità protettrici importate da Rodi. All’estremità orientale della Rupe, tutta una serie di monumenti notevoli: il Tempio di Demetra, il Santuario rupestre di Demetra e di Persefone, sacro al culto delle acque sgorganti da due grotte naturali; la Porta I delle antiche fortificazioni. Poco lontano da essa, il Baluardo a tenaglia: poderosa opera a cuneo, costituita da due settori di muro incontrantisi ad angolo retto. Procedendo verso sud si giunge ad una infossatura, la Porta II: la “Porta di Gela” attraverso la quale una strada dal vallone del fiume Akragas penetrava in città. Sul piano orizzontale sottostante l’infossatura, si sono riconosciuti piccoli “bothroi” e un focolaio, caratteristiche evidenti di un piccolo santuario rupestre del culto ctonio che sarà stato in rapporto con quello arcaico di San Biagio. Da qui si può raggiungere la moderna strada che porta al Tempio di Giunone. Poco prima di arrivarci, troveremo a sinistra una Basilicula con due ampie tombe simmetriche.

Ed ecco, solitario e imponente, il tempio detto di Giunone, nel punto più alto all’estremità della Collina dei Templi, databile tra 460 e 450 a.C. Di fronte, ad est, i resti dell’ara per i sacrifici: esterna al tempio, com’è nel culto della religiosità greca. Ai piedi del tempio, ad ovest, una porta si apre nella cinta muraria: l’attraversa una strada che, anch’essa, portava in direzione di Gela.

Una strada moderna percorre tutta la metà orientale della Collina dei Templi. Nel primo tratto, per circa 150 m., si vedono a sinistra i resti delle antiche fortificazioni, sforacchiate da nicchie e arcosoli della necropoli paleocristiana e bizantina che invase la zona al cadere dell’età pagana. A destra, poco prima di giungere al Tempio della Concordia, si può visitare l’Antiquarium di Agrigento paleocristiana. Ed eccoci al Tempio detto della Concordia, costruito tra il 450 e il 440 a.C. La sua attribuzione è incerta.

Proseguendo ancora verso ovest si giunge al punto in cui ha inizio il giardino della Villa Aurea. Nei terreni a nord si estende un vasto complesso cimiteriale di tombe all’aperto che fanno parte della Necropoli paleocristiana-bizantina. Sono le catacombe note col nome di Grotte di Fragapane, e quelle della Necropoli Giambertoni che è un lembo della Necropoli romana che recenti scavi hanno individuata, nel Piano di San Gregorio, a sud di questa parte della Collina dei Templi. Superata la Villa Aurea, ecco il Tempio di Ercole, (510 a.C.). il più antico dei templi agrigentini. Se ne conservano, rialzate nel 1924, 8 colonne del lato sud.

Poco oltre, la strada nazionale moderna piega a sinistra per uscire, attraverso la Porta IV (i Bizantini la dissero Aurea perchè‚ particolarmente importante), sulla via che portava all’Emporio e sul Piano detto di San Gregorio. A sinistra un monumento sepolcrale, impropriamente noto come “Tomba di Terone”. In fondo alla pianura, sulla sponda destra del corso del San Biagio, era il Santuario di Asclepio (o Esculapio). Attorno alle rovine del tempio, un edificio di ordine dorico dal cui muro occidentale fuoriescono due mezze colonne a scanalature doriche poste tra robusti pilastri angolari che hanno aspetto e funzione di ante. Si data nella 2a. metà del V secolo a.C. Il Tempio di Eracle si affaccia a nord su un moderno autoparco che occupa in parte l’area dell’antica agorà (cioè il foro). Su di essa, ad ovest, si affacciava il colossale Tempio di Zeus olimpio, uno dei maggiori edifici dell’architettura greca: m. 112,60 x 56,30, donario degli Agrigentini al Padre degli dèi dopo la grande vittoria riportata sui Cartaginesi a Imera nel 480 a.C. Un terremoto distrusse anche questo. Nel mezzo dell’area della cella, è il moderno calco di un Telamone (I’originale è stato trasferito nel Museo). Un decumano fa piega irregolarmente verso sud per uscire da una porta delle fortificazioni: la Porta V di recente scavata. E fa da confine tra il santuario di Zeus e un altro santuario, di gran lunga il più noto tra quelli agrigentini: quello delle Divinità ctonie o della terra (Demetra e Persefone). Vi fa spicco il pittoresco gruppo di 4 colonne con elementi della sovrapposta trabeazione, frutto di una ricomposizione fatta nei primi decenni del secolo scorso. I suoi primi impianti risalgono alla prima metà del VI sec. a.C.: gli appartengono numerosi altari e focolari, recinti sacri di varia forma e grandezza, basamenti di templi incompiuti, e fosse votive donde proviene tutta una grande quantità di donari soprattutto in terracotta. Ad epoca ellenistica si ritiene dovuta la costruzione del terzo tempio di cui rimangono resti nell’area meridionale del santuario. La collina dei templi è separata da un’altro costone roccioso che le sta di fronte e il cui accesso è assai difficile. Su di essa sarebbe da visitare quanto rimane (due colonne e il basamento) del Tempio detto di Vulcano, altro tempio dorico. Lasciando la Collina dei Templi. si segue la strada nazionale che porta alla città moderna. A circa 1,5 Km da qui, dopo un paio di tornanti, un cancello a destra immette negli scavi del quartiere ellenistico-romano, cosi detto perchè il complesso monumentale rimesso in luce ha mostrato di essersi sviluppato, su preesistenze accertate, nei secoli che da circa il III a.C. pervengono al III – IV d.C. E’ da qui che, intorno al 1960, ci si è potuta fare per la prima volta un’idea chiara dell’organizzazione urbanistica dell’antico abitato. La zona si articola in 4 cardini paralleli, che sboccano a nord su quello che sarà stato il decumano massimo, ora ricalcato in questo tratto dalla strada statale. Tra i cardini sono contenute una ventina di abitazioni di vario tipo (ellenistico, italico, misto) e qualche bottega. Ricca e varia la decorazione musiva dei pavimenti: dall’opera signina a quella tassellata con motivi geometrici fitomorfi o zoomorfi a seconda del tempo della loro esecuzione. E’ di particolare rilievo la ricchezza in pozzi, cisterne, canali di scolo e fognature, da cui emerge il tono altamente civile dell’antica città. Ritornati sulla strada, per una rampa a sinistra si sale alla Chiesa di San Nicola. Da qui si gode di una bella veduta panoramica sulla Collina dei Templi. Nei terreni retrostanti, agli inizi dell’ellenismo, con opera d’intaglio della roccia, vi fu impiantato, in forme che richiamano quelle di un teatro greco, un “Ekklesiastrion”. Passiamo adesso a visitare il Museo Archeologico Regionale, sorto nel 1967.  E’ il maggior museo archeologico della Sicilia centro-meridionale. L’ordinamento scientifico dei materiali è organizzato con il massimo rigore in 19 sale.

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LA CITTA’ MODERNA

Ed ora la città moderna: si entra in dalla Porta di Ponte. Da qui inizia la Via Atenea, tortuosa e caratteristica, che attraversa in senso est-ovest tutta la vecchia Girgenti. Su di essa, o in luoghi ad essa adiacenti, si affacciano tutta una serie di chiese, di buona e corretta linea artistica del ‘600 e ‘700. Ed eccoci all’odierna Piazza Municipio. Sul fianco destro, I’elegante facciata barocca della Chiesa di San Domenico e del relativo Convento, ora sede della Casa Comunale (nell’interno: I’ottocentesco teatro intitolato a Luigi Pirandello). Nella parte alta della città rimangono 3 importanti monumenti che sono variamente raggiungibili per intricate viuzze e non vanno assolutamente trascurati.

Tra questi la Cattedrale, fondata nel sec. Xl dal vescovo normanno Gerlando, a lui dedicata. Ampliamenti e rimaneggiamenti vari le furono dati nei secoli XIII – XIV e XVI-XVII. Di particolare interesse la torre campanaria quattrocentesca ricca di finissimi ornamenti.

Da menzionare anche la chiesa del Santo Spirito: è il monumento più notevole di Agrigento medioevale. Abbazia dell’ordine cistercense femminile, fu fondata sul cadere del Xlll sec. dall’agrigentina Marchisia Prefoglio, moglie di Federico e madre di Manfredi Chiaramonte.

Qui hanno sede la Pinacoteca ed altre cose dei nuovi Musei civici agrigentini.

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SAGRE E MANIFESTAZIONI AD AGRIGENTO

Sagra del mandorlo in fiore (febbraio).

Settimana pirandelliana, Feste di Persefone, Spettacoli di teatro classico, Manifestazioni musicali e teatrali internazionali (agosto).

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ESCURSIONI

Escursione al “Caos”, vicino alla frazione di Villaseta, dov’è la casa natale di Luigi Pirandello e sono riposte le sue ceneri sotto il pino.

 

 

 

 

 

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