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ACITREZZA

 

Si trova a 7 km da Catania e vicino ad Acicastello.

Nato come antico villaggio di pescatori, questo luogo è legato al grande romanzo di Giovanni Verga, “I Malavoglia”; e al famoso film in bianconero del 1948 “La terra trema” di Luchino Visconti. Oggi Acitrezza è una rinomata località estiva di turismo balneare. Simbolo del paese sono i famosi faraglioni, enormi scogli neri in pietra lavica dell’Etna che la mitologia racconta vennero scagliati da Polifemo sulla nave di Ulisse in fuga, oppure sugli innamorati Aci e Galatea. La fondazione di Acitrezza risale all’epoca della dominazione spagnola.

Agli inizi del ‘600 era una zona disabitata dove alcuni mercanti di Acireale tenevano vasche di acqua per la macerazione del lino e della canapa, destinati alla produzione di cordame.

 

In quella che era denominata anticamente “Terra di Trezza”, tra Capomulini e il Castello di Aci, la famiglia dei principi Riggio, feudataria della zona acese, creò un piccolo scalo marittimo. Fu il Principe Stefano Riggio a fondare il paese di Aci Trezza alla fine del ‘600. Agli inizi del ‘700 Acitrezza poteva già contare circa 150 abitanti. Agli inizi dell’800 il piccolo centro marinaro trasformò gradualmente la sua economia da luogo per la produzione di cordame a paese di pescatori.

 

Durante il ‘900, l’attività dei pescatori rappresentò la principale fonte di reddito. Verso la fine del ‘900 Acitrezza registrò un fortissimo sviluppo edilizio, anche a indirizzo turistico, con la costruzione di alberghi e “villini” per le vacanze. Dall’inizio degli anni ’80 l’industria turistica ha avuto qui un notevole impulso, affiancando agli alberghi numerosi ristoranti e ritrovi vari, che specie in estate sono frequentatissimi dai visitatori provenienti soprattutto dalla vicina città di Catania. La fama delle bellezze paesaggistiche trezzote, apprezzate in tutta Europa, risale nientemeno che alla fine del ‘700, per consolidarsi durante l’800.

 

La fama delle bellezze paesaggistiche trezzote, apprezzate in tutta Europa, risale nientemeno che alla fine del ‘700, per consolidarsi durante l’800. Questa località era particolarmente apprezzata dagli uomini di cultura francesi, tedeschi e inglesi. Perfino il più grande poeta tedesco, Wolfgang Goethe, ne restò talmente incantato che nel suo diario “Viaggio in Italia”, scrisse che a Catania l’albergatore gli propose “una passeggiata a mare sulle rocce di Iaci, la più bella escursione che si faccia da Catania”; un gruppo di inglesi, che avevano noleggiato anche una barca con la musica per accompagnarli, ne aveva tratto “una gioia al di sopra di ogni immaginazione”.

 

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ISOLA  LACHEA

 

E’ nata dall’eruzione di un vulcano sottomarino, e misura circa 70 mt. d’altezza con una circonferenza di 700. L’isola è attraversata sulla longitudine est-ovest da un solco profondo nel quale, a circa 14 metri sul livello dell’acqua, si osservano delle incrostazioni calcaree perforate da molluschi marini e contenenti cocci di terracotta, a testimonianza di un sollevamento dal mare in tempi relativamente recenti. Nell’antichità pare sia stata abitata da popolazioni che vivevano lungo la costa. Nella zona sud vi sono anche delle tombe dell’epoca dei Siculi; oltre al alcune caverne, tra le quali la “grotta del monaco”. Qui diversi anni fa gli archeologi ritrovarono dei primordiali strumenti litici (pietre molate), e due tombe preistoriche.

 

Nell’800 l’isola era di proprietà della famiglia catanese dei marchesi Gravina, che successivamente la donò all’Università di Catania, a condizione però che vi si svolgessero studi scientifici e sperimentali sulla fauna marina. Infatti, la piccola costruzione che sorge in cima all’isola, ospita un museo dedicato alla fauna ittica.

La “Riserva marina”

Oggi il tratto di mare antistante Acitrezza è “Area marina protetta”, il cui punto principale è rappresentato proprio dall’Isola Lachea. L’area protetta, che si estende da Capo Mulini fino a Punta Aguzza, al confine con il porticciolo di Ognina a Catania, è suddivisa in 3 zone. La gestione della Riserva è affidata al CUTGANA (Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali ed Agroecosistemi).

ZONA A – riserva integrale: interdetta alla navigazione a motore, alla sosta di qualsiasi imbarcazione, alla pesca, alla caccia, alla balneazione fuori delle aree appositamente predisposte e alle immersioni subacquee non autorizzate.

ZONA B – riserva generale: vietata la pesca professionale non autorizzata e la pesca subacquea.

ZONA C – area di riserva parziale: vietata la pesca professionale non autorizzata.

 

 

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LA LEGGENDA DI ULISSE E POLIFEMO

 

La leggenda dell’incontro tra Ulisse e Polifemo è riportata nell’ormai conosciutissima “Odissea”, poema omerico scritto 7 secoli prima della venuta di Cristo. Ulisse, nel suo pellegrinaggio lungo il Mediterraneo approda in un’isola, la “Terra dei Ciclopi”, dove chiede ospitalità al gigantesco Polifemo. Il ciclope, però, gli uccide alcuni compagni e li divora. Per salvarsi, Ulisse fa ubriacare di vino il rozzo gigante, accecandogli l’unico occhio che aveva, andando di corsa ad imbarcarsi. Il ciclope accecato tenterà di colpirlo lanciandogli contro le cime di alcuni monti, che secondo la leggenda sarebbero i “Faraglioni di Acitrezza”. Nel suggestivo racconto vi era scritto che la “Terra dei Ciclopi” era un’isola del Mediterraneo.

 

Ma fu più tardi Euripide, nel dramma “Ciclope”, a indicare la “Terra dei Ciclopi” nel tratto di costa che sorge tra l’Etna ed il mare. Virgilio, nell “Eneide” immaginò una sosta di Enea in Sicilia proprio vicino all’Etna, dove incontrò un ex compagno di Ulisse, Achemenide, il quale gli raccontò il modo in cui Ulisse aveva sconfitto Polifemo.

 

 

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LA TERRA TREMA”

IL FILM DI LUCHINO VISCONTI 

 

Il regista Luchino Visconti, ispirato dallo scrittore Giovanni Verga con il suo romanzo “I Malavoglia” ideò una trilogia di film sulla condizione dei lavoratori siciliani alla fine della Seconda Guerra Mondiale, costretti a vivere in una difficile situazione economica. Visconti, però, di questa trilogia realizzò soltanto “La terra trema”. Nell’estate del 1947 il regista compì un sopralluogo in varie località della Sicilia scegliendo Acitrezza.

Il film, girato in bianco e nero, venne interpretato esclusivamente da attori non professionisti, tutti pescatori o abitanti di Acitrezza, che parlavano, in presa fonica diretta, il dialetto locale. Come assistenti alla regia vi erano, allora giovanissimi, Francesco Rosi e Franco Zeffirelli, diventati poi registi di fama internazionale.

Rosi curava il diario di lavorazione, mentre Zeffirelli dirigeva il settore comparse, costumi e scelta degli ambienti.

 

 

Il film divenne una sorta di trasposizione cinematografica del romanzo “I Malavoglia” di Verga. L’opera venne presentata alla Mostra Cinematografica di Venezia del 1948 dove, tra i pareri favorevoli della critica, guadagnò un premio speciale “per i suoi valori stilistici e corali”. La pellicola, indicata dalla critica come uno dei documenti più significativi della corrente cinematografica del neorealismo, è stata recentemente restaurata, e il comune di Acitrezza ha dedicato a Luchino Visconti una delle piazze del paese, accanto a quella intitolata a Verga.

 

 

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I “MALAVOGLIA”  

 

Lo scrittore Giovanni Verga ambientò proprio ad Acitrezza la vicenda del suo romanzo “I Malavoglia”. L’opera, considerata dai critici un grande capolavoro del “verismo”, racconta le vicende di una famiglia di pescatori oppressi dalla miseria. Venne pubblicata nel 1881. La storia è ambientata in un periodo a cavallo del 1870, epoca che vide il dominio dei Savoia. Nel racconto, la famiglia sfortunata dei Toscano e la loro “casa del nespolo”, rappresentano una condizione sociale di sofferenza che opprime anche gli altri pescatori del paese e, in generale, il mondo dei lavoratori. Un mondo che Giovanni Verga descrive con una sorta di addolorata pietà.

 

Acitrezza ha dedicato a Giovanni Verga la piazza principale, dove nel 1939 è stato collocato un rilievo dello scultore Mimmo Lazzaro, raffigurante alcune donne locali in attesa del rientro dei mariti pescatori dopo una tempesta. Vi si legge anche la citazione verghiana “E quei poveretti sembravano tante anime del purgatorio…”. Nel 1999 è stata impiantata nella stessa piazza anche una stele con un busto dello scrittore.

Visita la Casa-Museo “Giovanni Verga” a Catania

 

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Qui nasce l’Etna 

 

L’isola Lachea e i faraglioni di Acitrezza hanno anche una grandissima importanza storica e scientifica oltre che turistica e paesaggistica: sono infatti la più antica testimonianza della prima attività vulcanica che generò successivamente l’Etna.

Circa 500.000 anni fa la grande montagna non esisteva ancora, e nella zona compresa tra Capomulini e Augusta esisteva un grandissimo golfo che rientrava verso il punto dove ora sorge paese di Adrano.

A testimonianza di questo, nel territorio adranita sono stati rinvenuti fossili marini.

 

Nei fondali di questo grande golfo c’era un vulcano che, circa 500.000 anni fa, causò una grande eruzione innalzando la lava fin sopra il livello del mare: l’isola e gli isolotti, assieme alla rocca di Acicastello, sono appunto i resti di quella fase eruttiva. In epoche successive il vulcano spostò la sua attività a nord creando un monte, che poi collassò lasciando la grande depressione conosciuta oggi come la Valle del Bove. Dopo questi due grandi eventi, l’attività vulcanica ha fatto nascere gradualmente, con nuove eruzioni, l’attuale Etna. Il golfo di Acitrezza-Acicastello, quindi, ha rappresentato secondo i vulcanologi la culla dell’attuale vulcano.

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